L'eco assordante di ciascun addio.
Emblema d'un silenzio più grande e chissà, prefigurazione del commiato assoluto.
L'eternità che abbandona Dio.
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La fede è un buco nell'acqua?
Possibile, ma forse l'unico che conferisca all'anima il potere di irradiarsi in cerchi concentrici.
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Ci trasciniamo in preda a un delirio inesausto, a una metamorfosi continua che si riflette sui nostri gesti e sulle nostre facce convulse, senza avere piena coscienza di questa condizione. Da lì lo stupore alla rara vista di un superstite di questa ecatombe del contorcimento, l'ammirazione che proviamo nell'osservare il suo volto sfigurato dalla calma.
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La piena coscienza della finitudine è un primo passo verso la salvezza.
Spesso resta anche l'ultimo.
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La sua è un'angoscia innovativa.
E' sempre in cerca di nuovi orizzonti claustrofobici.
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Sentirmi tranquillo mi inquieta.





