22/12/14

Aforismi e pensieri inceneriti XC



Esistono maestri, poeti, filosofi che conservano la penombra dei loro arcani nonostante la limpidezza della loro scrittura. Altri, più inclini all'opacità, tradiscono il terrore di essere compresi, frapponendo tra loro e il mondo, un corpo scritturale che non si lasci attraversare dalla luce. E, se questi ultimi ingaggiano una lotta forsennata con il linguaggio, i primi si innalzano sulle parole con la grazia disinteressata di chi si appaga nella generosa frugalità del loro sostegno.

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"Se qualcuno ti chiede di me, dì che io sono andato in America". Sono le ultime parole pronunciate da Svidrigajlov, prima del suicidio, in Delitto e Castigo. Potere evocativo di Dostoevskij, finanche nell'ultimo dettaglio che spalanca una voragine geografico-metafisica. America, ulteriorità illimitata e crepa privilegiata dalle quali farsi inghiottire con un colpo di rivoltella. Marciscono le foglie, il prospekt è avvolto da un manto di bruma e Svidrigajlov, suicida profetico in anticipo di quasi un secolo, se ne va dove siamo tutti noi, ora; in America.

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L'antichità ripone, tra le sue ali serrate, l'arcano di un volo inestinguibile. Aprirsi un varco tra le sue rovine, dischiuderne le ali di pietra, è presentire la giovinezza che mai ci ha abbandonato; è diserzione salvifica dal sortilegio che reclama, per ogni futuro, la sua distruzione.

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Certe composizioni di Stockhausen evocano una musica sotterranea, ma di un sottosuolo popolato da spore sideree, forme micotiche e spaziali infestanti dall'interno gli oggetti che le contengono e che ne sono, in realtà, il vasto ed essenziale firmamento preposto a reggerli e conservarli.


04/12/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXIX





In principio era il rimorso. Da qualche parte deve esistere una genesi apocrifa che comincia così.

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Un'esistenza trasfigurata dal panico e dalla malattia può risultare morbosamente inebriante agli occhi di qualche modesto discepolo dell'angoscia. Da lì il fascino e l'apparenza di profondità ulteriore che emana da certi artisti sfrenati. Ogni delirio puzza sempre di trascendenza.

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Niente può alleviare la sensazione di chiaroscuro ineludibile che presiede la natura profonda dell'assoluto, che lo vivifica. Non mi stupirei ci fossero dei ratti che fremono nei sotterranei del paradiso.

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Le pochissime persone di genio che ho conosciuto non eccellevano nel buon gusto, senza per questo essere tacciabili di rozzezza, tutt'altro. Ma non avevano tempo per altre forme di compiutezza. Un minuto sacrificato all'universalità del bello, a sviluppare una certa grazia tirannica sortisce l'effetto di riconsegnarci alla durata in qualità di sue vittime. Ci si dispone a una generosità del sentire che causerà la nostra dispersione. E' questa la differenza che separa l'uomo di cultura e il talento versatile dal vero creatore. Quest'ultimo non può che farsi parsimonioso per poter prodigare ogni più piccola pagliuzza del suo giacimento interiore.


11/11/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXVIII




In ogni asceta riposa un despota che non ce l'ha fatta.

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Sui vagoni della metropolitana campeggia la scritta Siemens. Una differente distribuzione delle lettere recita, grecamente, Nèmesis. Non è necessario un delirio paranoide o complottistico nel vedervi uno scherzo delle Moire. Ogni cosa è simbolo nelle tebaidi metropolitane. Anche la condanna, il cui volto deterso ed ecologico è espressione ambivalente di un'unica maschera, al sottosuolo. E non è affatto facile, resistere alla tentazione di percorrere l'inferno celermente.

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L'albero della conoscenza del bene e del male sovrintende, una volta coltone il frutto, il discrimine che investe ora l'Uomo dal suo antecedente edenico; il dolore e la morte. Conoscenza significa coscienza e capacità di produzione creatrice ma, in primo luogo, alienazione dall'unitarietà. L'Uomo inizia a gareggiare con il Creatore e, per ricondurre le scintille disperse al pneuma divino, per ricomporre ciò che ha infranto (se si vuole alleviare la radice della colpa, il doloso gesto che prima d'ogni cosa è offerto da Dio) si serve dell'Arte come strumento del Ritorno. L'Arte, intesa come desiderio di conoscenza, diviene causa della Caduta, preannuncio della Storia e principio edificante della civiltà. Essa è, al contempo, mezzo di redenzione dal costituirsi dell'Uomo come ' fallimento nel divenire '. Veleno che diventa salvifico? Malattia che guarisce? Forse solo un'arte completamente inferma, in un senso lontanissimo dal moderno, può guarire. Sbaglia infatti chi definisce l'arte odierna malata. Essa è invero innocua e sana, come un robusto imbecille.

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L'odierno accanimento terapeutico per mezzo d'una scienza oltremodo necrofila prefigura, chissà, l'avvento del coma assoluto. Il trionfo della vita eterna. Come morte inesauribile.


17/10/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXVII



Nelle sue declinazioni estreme il Male (le maiuscole sono come stampelle) cessa di essere accessibile alla nostra comprensione. Ciò che accade in Messico, da vent'anni, trascende ogni tentativo di riconsegnare un significato al sacrificio delle vittime, inverandone il martirio. La linea di confine tra Messico e Stati Uniti appare come una direttrice, uno spazio privilegiato dell'orrore dove il segmento si apre come una faglia, un buco nero che inghiotte e assorbe i gangli luminosi di chi è immolato. Il tòpos rivendica due campi di forze antitetiche; lo stato messicano, emblema d'una barbarie edificata sull'arretratezza tecnologica e quindi umanitaria, sulla corruzione, sulle radici di un animismo feroce, non estirpato dal cristianesimo, e gli Stati Uniti, apologeti di un benessere che è manifestazione reale dell'integrità e verità metafisica della loro Missione. Tuttavia la matrice di quell'orrore mi pare figlia di un unico Male, erma bifronte di un massacro solidale, il cui ritualismo evade da ogni tentativo di costringerla unicamente nell'ambito di una mattanza politica ed economica e ad epifenomeno di un capitalismo selvaggio. Nessuna teodicea sarebbe in grado di penetrarne il mistero. Anzi, si ha la sensazione che una piena comprensione annichilirebbe all'istante.

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Il conservatore si pone all'avanguardia dell'utopia. Cosa c'è di più irrealizzabile di un futuro costruito sulla nostalgia?

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 " Storia del pensiero umano ".
Titolo di un libro scorto in libreria. Impressione tragicomica e al contempo commovente, quasi che la materia del libro in questione, condensata in quel titolo laconicamente pomposo, non esprimesse che uno degli innumerevoli accidenti della Creazione bensì di un ventaglio infinito di creazioni e chissà, forse una delle più effimere. Quella dell'uomo e del suo pensiero.

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Il 31 dicembre 1902 è una data capitale nella storia dell'umanità. E' il giorno in cui fallisce la spedizione di Ernst Henry Shackleton, partita con l'obiettivo di conquistare il Polo Sud. Di lì a poco, nel 1912, Amundsen raggiungerà la meta e sancirà la definitiva conquista dell'unico territorio rimasto inaccessibile all'uomo, l'Antartide. La disfatta di Shackleton si configura come punto terminale e canto del cigno del pianeta. Essa è, al contempo, affermazione ultima dell'arcano naturale, grido trascendentale di resistenza all'uomo, nel suo opporsi allo svelamento del creato, al disseccamento conoscitivo che ne prosciuga i giacimenti immateriali, prima ancora della linfa che li sostanzia. Il mysterium naturalis è giuntura celeste. Una volta espugnato la frattura non può che ampliarsi. Shackleton morirà da eletto senza esser riuscito a realizzare il suo " folle volo ", carico di onorificenze, preservato dal successo più grande. Consacrato, nel suo fallimento, dalla natura.


26/09/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXVI





La poesia più alta tornisce l'espressione, fa dell'adattamento, della flessibilità, un unico strumento di consacrazione nell'alveo dell'Essere, senza la forza coercitiva che altri idiomi utilizzano. Si discosta, a differenza di certa parola filosofica, dal paralizzare l'ente nell'inerzia della definizione. E' un linguaggio che non abolisce e non crea Dio. Lo salva e lo preserva.
Anche dalla costrizione all'esistenza.

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L'uccisione dell'orsa in Trentino, ad opera di un miserabile, è Evento che trascende ogni risibile contingenza, dal deficit della crescita alla diplomazia internazionale. Condannati ad essere spettatori del Museo della Vita, ci industriamo a salvare ciò che abbiamo perduto da tempo. Nemesi garbata, talvolta l'opera di disperata conservazione si arresta o fallisce. Mi chiedo, è veramente affrancato un animale la cui libertà è allevata, calibrata ed imposta dalle statistiche? Persino nelle fotografie, esibite nei quotidiani, pare imprigionato nella sezione rettangolare del foglio. E' prigioniero dei nostri sguardi, incatenato alla nostra compassione. Da tempo l'uomo ha dimenticato l'insegnamento sapienziale dell'animale. La sua cattività è diventata la nostra.

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Nel sufismo, tramite uno sviluppato esercizio dello spirito, sarebbe dato conoscere il suono primordiale di Dio che originò la creazione. In un evo annichilito dal rumore non è necessario essere sufi per scorgerne il lamento, sempre rinnovato.

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Avanziamo senza mai oltrepassarci.
L'avvenire è uno specchio infrangibile.




11/09/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXV




Il Brahman è detto narguna, senza attributi, principio riscontrabile in ogni via negationis. Avvicinarsi ad esso presuppone una metamorfosi verso la plenitudine dell'inqualificabile, una fuga risolutrice nell'indeterminatezza, steppa inabitata, battuta da qualche sporadico saggio. Tuttavia gli uomini amano votare il proprio culto ostinato a coloro che più si discostano da questa profilassi della liberazione; gli artisti e i predicatori d'ogni sorta. I primi, maestri nell'agghindare il vuoto finiscono col sostituirsene ed i secondi, alfieri indiscussi della peculiarità, non fanno che piegarlo alle proprie esigenze.

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L'edera del linguaggio cresce sulle rovine del pensiero.

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Al culmine dell'agonia pressoché ogni uomo sarebbe disposto a procrastinare la propria esistenza, per un tempo limitato, fosse anche in qualità di insetto. Il terrore della morte è, in fondo, l'angoscia specchiata del primo istante.
La paura della fine? Un difetto di memoria.

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La farmacopea medievale prevedeva l'utilizzo delle più disparate parti del corpo animale come rimedio o linimento di molte malattie. Lo stambecco, in particolare, era ritenuto capace di alleviare numerose afflizioni corporee. Secondo una credenza dell'alto medioevo, un piccolo ossicino a forma di croce vicino alla sede del cuore, avrebbe posseduto virtù taumaturgiche tali da guarire i mali più funesti. Il martirologio di numerose bestie, catalogo liturgico infinito, meriterebbe di sostituire gran parte delle gesta che illustrano la storia del cristianesimo e di altre religioni.
Ogni testimonianza di fede impallidisce di fronte alla muta, santificante attestazione di aderenza alla propria forma. Ciò che accoglie in sé la propria natura già si protende verso la vetta celeste.



26/08/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXIV (Alla montagna)











Montagna è respiro primevo, è riconsegnarsi alla propria origine celeste, là dove la vetta s'inverba in una luce assordante.

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Vi sono luoghi, in montagna, improntati ad un nitore ed una geometria naturali, tali da vendicare la visione amorfa a cui siamo abitualmente inchiodati. Come in una sconfinata camera sterilizzata, nella quale si producano operazioni di sapiente ed aerea chirurgia, si ha l'impressione paradossale di trovarsi innanzi a qualcosa di artificiale. Il camice grigio e verde di erba e rocce, l'immobilità trascesa da sporadici e misurati gesti, pare quanto di più lontano dalla vitalità deforme dei nostri lazzaretti urbani. Le specie si rarefanno, l'ambiente si ritrae, al cospetto del cielo. La Vita prende congedo dal proprio esubero per rivelare il nocciolo indistruttibile che la governa.

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All'erica, alla roccia, all'inumana sovranità di non scegliere.

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Il vento, le campane incendiate. Un azzurro così dolce e feroce da svellere il costato. Ogni brandello del volto del creato, in cui l'impronta umana non abbia impresso a fondo il proprio calco, conserva l'allusione a un addio incessante, mai irrevocabile.

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Salire in montagna è rinnegare la coercizione ad ogni varietà, spingersi dove si stempera la dialettica tra le cose. A un certo punto non rimane che la roccia, ultimo segno, il più nobile, dell'anomalia dell'essere.

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Mens e Mons (mente e montagna) hanno, per San Bonaventura, una medesima matrice. Ed identico è il percorso ascensionale che bisogna compiere per giungere là dove l'apex trasfigura in abisso celeste, invisibile per sovrabbondanza luminosa. L'excessus mentis dei mistici è cecità rivelatrice. La visione comincia dove l'occhio si dissolve.

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Montagna è già cielo.


- Alla mia carissima nonna Orsola -

11/07/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXIII





Il momento del risveglio è, talvolta, l'acme del candore. Ci si desta completamente svuotati e spogli da ogni certezza ed opinione. Sarebbe la condizione perfetta nella quale rimanere. Proseguire oltre una perfetta incoscienza, riabbracciare identità ed esistenza, è scendere a patti con le loro superstizioni.

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In giapponese esiste un termine, zenbyo, che ha significato di malattia dello zen. La patologia comincia a manifestarsi quando il soggetto diviene incapace di distaccarsi dall'esperienza dell'illuminazione e non cessa di rivendicarla senza posa. Non è difficile immaginare il fremito celestiale di chi magnifichi la propria investitura di fronte a un qualsivoglia uditorio, la foga spirituale di questi ossessi della liberazione; impiccati al proprio distacco, a scalciare nel Vuoto.

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Da più di trent'anni sono costretto alla mia presenza. E' qualcosa di inconcepibile a pensarci bene. Che la gente ne abbia abbastanza del vicino è un fatto assodato ma è stupefacente che continui a ospitarsi. Cacciatevi.

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 Se il più piccolo stelo d'erba potesse comunicare il suo fardello l'umanità impazzirebbe all'istante.


27/06/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXII




I feriti del cielo.
Morire a se stessi è la condizione che prelude a ogni vera fede. Ad una particolare specie di uomini sarebbe sufficiente un impercettibile movimento dell'anima per porre a compimento una simile catarsi guaritrice. E invece, questa genìa di spiriti trafitti, di feriti del cielo, giunge miracolosamente alla fine dei suoi giorni con una scheggia celeste conficcata nel cuore.

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A costellare la geografia delle moderne nebulose di cemento, per chi non abbia murato lo sguardo, spesso partecipano satelliti in incognito, frammenti di architettura cosmica che rischiarano la foschia del nostro universo agonizzante. Un buco nero finirà inesorabilmente per inghiottirli. Ma non sarà una scomparsa risolutiva, un addio strozzato. Il tempo è omicida se non può condurre con dolcezza le forme, oltre il proprio confine. Là dove l'uomo mantiene un respiro aderente alla natura del vero ciò che muore è puro canto.


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Nagarjuna, celebre filosofo buddhista, propugna una dottrina delle due verità, fondata su una visione che contempla due realtà: la realtà cosiddetta convenzionale, contenente la verità di questa realtà (una sorta di verità inferiore), e la Realtà Ultima che racchiude la propria verità (una verità elevata). Ciò nondimeno Nagarjuna rifiuta questo dualismo e sottolinea che entrambe le realtà sono una e la stessa. Adoro le sottigliezze del pensiero buddhista. Non mi stupirei che, da qualche parte, qualcosa liberasse un Buddha dall'illuminazione.

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Il bene partecipa della stasi, si edifica sull'inerzia. Il male, per contro, è dynamis, rinnovato momento cinetico. Si fa presto a dire che il distacco dal frutto dell'azione ostacola l'attualizzarsi del secondo. Agire, nel nostro mondo, è sinonimo di sciagura. Ogni mattina, un uomo si alza e questo gesto insignificante è, per il resto del creato, il preludio ad una nuova tragedia.


13/06/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXXI





Sempre riposa, sotto le inesauribili ceneri del nuovo, un respiro nostalgico che è cifra permanente d'ogni arte e rivelazione sublimi. Nell'oro incorruttibile di Rublëv, in una visione di Artaud. Non si dà comunione più concreta, redenzione dall'occulta evidenza del vivere che in questi spazi, ulcere celesti nel ventre onnivoro del divenire. Il conforto dell'ignoto, riparo dall'illimitata solitudine del dicibile.

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Egotismo mistico -
Non avrai altro, Dio, all'infuori di me.


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Da sempre ho uno spiccato interesse per tutto ciò che non accade. L'incompiutezza ha il privilegio di essere immune dalla volgarità. Prendete Dio, la sua discrezione nel manifestarsi lo rende una figura tra le più eleganti.          

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Nel buddhismo i cinque Skhanda, o aggregati - forma, sensazione, percezione, coefficienti, coscienza - presiedono alla costituzione dell'Io. La loro combinazione mantiene la stabilità apparente dell'individuo per la durata effimera di un' esistenza. Devo ricordarmelo, ogniqualvolta prendo a inveire contro gli altri fantasmi che mi circondano.



30/05/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXX




La scomparsa del cinema muto adombrò un più intimo ed irrevocabile trapasso.
L'avvento del sonoro, se completava la ghirlanda di percezioni dello spettatore, ne mutilava la capacità immaginifica e plasmatrice. Un'arte incompleta - e questo vale per ogni sua molteplice rivelazione - costretta all'allusione per inadeguatezza dei mezzi, partecipa realmente d'una dimensione medianica, richiama a sé il destinatario in un mutuo slancio, incontro d'ombre al crocevia del Sogno.

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Credo in un Pregiudizio Universale.
Alla fine dei tempi, tutti i sospetti di qualcosa verranno condannati.

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A ben vedere le cartoline turistiche non fanno altro che illustrare il deserto.
Una gondola impiccata alla laguna, eternata in un confine angusto che, nel rivendicare la propria oggettività, si inscrive nella cornice esorbitante dell'irreale. Il Colosseo, istoriato dall'epigrafe - Saluti da Roma - (leggi dal Nulla). Il turismo di massa corrode più del tempo, è tarma feroce che si ciba del sacro perché sacra è la chimera che insegue, nelle vestigia di un mondo inconoscibile. Sono visitabili Notre Dame de Paris, il Partenone? Il solo pensiero che abbiano custodito fiammelle di vita quand'erano ancora abitati da forze celesti dovrebbe essere monito sufficiente per chinare la testa quando vi passiamo accanto." Oggi abbiamo pranzato dagli zii, qui il tempo è magnifico. Tanti baci ".

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I seguaci di Basilide, sapiente gnostico alessandrino del II secolo, ritenevano che Gesù non fosse realmente morto sulla croce ma fosse stato sostituito da Simone di Cirene, all'ultimo momento. Se così fosse l'impianto teologico del Dio redentore andrebbe in frantumi. Vera o falsa che sia questa posizione trovo estremamente affascinante l'idea di scegliere tra un vigliacco e un impostore.



16/05/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXIX



L'ermetico: emetico che si prende per vomitare gli altri.

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Il grado di adesione all'esistenza è direttamente proporzionale a quanto talento profondiamo nell'autoinganno, con quanta maestria incanaliamo l'energia psichica nella dimenticanza, nell'oblio della nostra finitudine, nell'irrealtà stupefacente di milioni di gesti. Ci vuole genio per vivere! Per essere dei sonnambuli radiosi.

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Il dramma della parola, il suo paradosso apparente, è che più le si concede spazio più essa si dissecca, inaridendo la sua linfa preziosa. Troppo angusta è l'ampiezza a cui la si costringe. Questo è il destino d'ogni parola o linguaggio che non siano privati, d'ogni idioma e gesto calcificati nel divenire esibito. Niente midolla, solo polvere. Che si alluda al divino o alla carne da scongelare.

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L'idea di unità è la sorgente principale delle più grandi scissioni, così come testimoniano le religioni e i suoi surrogati ideologici. Ogni eresia e separazione, infatti, si producono quando l'esclusività, priva di fluidità e ormai cristallizzatasi, si compiace nella propria rappresentazione dell'Assoluto. Tuttavia la sua negazione totalitaria conduce al medesimo sbocco, un' impasse in cui il relativo si erge totemicamente a idolo indiscusso ed inscalfibile, a legge suprema e inderogabile. In definitiva ogni idea e punto di vista sono quanto di più luttuoso e nefasto e, realmente salubre è confinare ogni risposta nella vastità di questo pensiero di Lao-Tse: "L'uomo saggio respira con i talloni".


30/04/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXVIII




Non si muore una volta sola. Dell''annientamento partecipa anche il più piccolo atomo del ricordo. Le morti avvizziscono. E muoiono.

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Era opinione degli antichi egizi e dei loro epigoni ebrei che il deserto fosse la dimora prediletta dal maligno. Spazio allucinatorio, d'un laconismo febbrile, soffocante nel celebrare la nudità dell'essere, esso rivelava al contempo la presenza grave del divino (i due princìpi risultando così compenetrati che là dove uno rivendica il suo dominio l'altro non può fare a meno di installarvisi). In quei giorni lontani, lebbrosi, stiliti, ciarlatani d'ogni sorta percorrevano vastità desolate dai contorni sfumati, in lungo e in largo. Oggi che il maligno ha eletto la città come dimensione privilegiata del suo incantesimo c'è da chiedersi dove si celi la divinità, se giaccia imprigionata in un albero ingiallito, occultata in un giardino inaspettato o murata nell'entusiasmo torvo delle scimmie metropolitane che la attraversano.

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I libri imperituri sono opera di coloro che hanno saputo coltivare un'ossessione. In Dostoevskij, Proust, Kafka, ciò che non invecchia non è tanto il materiale infinito delle loro argomentazioni quanto la compulsione che sfiora la mania, nel ricondurlo ad un unico centro. Più si spazia tra i motivi, più vasto è il prisma che rifrange il pensiero e minori saranno l'incidenza diagnostica ed il potere veggente. Dio, Tempo, Legge. Le più grandi infermità richiedono malati d'eccezione.

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Portava un'aureola radioattiva.
Gli era esplosa l'anima in faccia.




23/04/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXVII





La competizione alberga, con virulenza maggiore, proprio là dove dovrebbero perdersene le tracce.
Quanti consessi, gruppuscoli e conventicole spirituali composti da arrivisti celesti.
Persino nelle regioni battute da una brezza trascendentale tra le più rarefatte
c'è chi guarda all'estasi come ad un avanzamento di carriera.

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Dall'estasi sciamanica all'epilessia a buon mercato dei circhi elettronici.
Dalla malattia creatrice all'agonia ricreativa.

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Scrive Benjamin che ogni opera è la maschera mortuaria dell'idea. Pensiero incontrovertibile il quale può essere esteso all'infinito. Dal linguaggio, ruggine che ossida il pensiero puro, nel suo fulgore originario, sino al sommo avvilimento di cui partecipa questo principio; la Creazione del mondo. Greve sudario deposto sulle luminose vestigia del Nulla.

           ***

Per gli antichi egizi la preghiera adombrava un significato di combattimento e creazione. Il capro con le corna abbassate, predisposte allo scontro, alludeva all'instancabile lotta oratoria tra l'uomo e il divino. Strapparlo dagli abissi ultraterreni, frantumarne i contrafforti celesti era lo scopo della loro invocazione all'Eterno. Nel cristianesimo solo i mistici adotteranno una tale preghiera virile, assediando Dio, sino a prenderlo per stanchezza. Da allora un trionfo di orazioni tenui, di suppliche delicate, inni sussurrati con l'intento di adornare un dio a misura della nostra gracilità spirituale.


10/04/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXVI





Ragione o coscienza teoretica, sviluppo neuronale o dimensione etica. Minuzie. Ad un'osservazione più attenta ciò che realmente distingue l'uomo dagli altri animali non è nient'altro che la sua inarrivabile disposizione a decadere.

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Secondo un'antica tradizione ebraica detta Gilgul Hammetim i cadaveri della diaspora, sepolti lontano dalla Terra Santa, rotolerebbero attraverso tunnel sotterranei per ricongiungersi ad Israele. Di fronte ad una simile dimostrazione di livida caparbietà post-mortem si rimane interdetti e, nel medesimo tempo, si comprende l'energia irriducibile di una piccola tribù di brillanti fanatici. La concitazione e la vitalità tetragona che informano il loro spirito sono inoltre ravvisabili in superficie. Se vi doveste recare a Praga, non mancate di visitarne il cimitero ebraico. Impressione di caoticità tipica di Israel. Sembrano lapidi irrequiete.

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Al suo arrivo in una grande città abitata da bianchi, Alce Nero si lamentò che questi avessero addirittura recintato l'erba, non paghi dell'autoreclusione abitativa. Oggi, nessuno trova strano che pochi ettari di vegetazione siano circoscritti da un perimetro delimitato. Se riacquistassimo il medesimo stupore del grande uomo della medicina, saremmo condannati all'infelicità perpetua e i parchi ci apparirebbero per quello che sono: dei penitenziari per il mondo vegetale. La reclusione del nostro sguardo, la cattività a cui è destinata la nostra comprensione sono, invece, sanzione che oltrepassa ogni moto d'orrore.

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Un pensiero perfettamente sterile è un buon viatico per l' igiene mentale. Ogni idea, alla lunga, muta in infezione.


27/03/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXV





Tristezza deflagrante dell'Anima Mundi.
Soffre di moltitudine.

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La tradizione giudaico-cristiana e la sua febbrile ossessione dell'attesa, l'idea fissa, sublime e orrenda nello stesso momento, di ammazzare il tempo cosmico. E' stupefacente come il tedio possa generare incubi di una tale portata.

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L'hamburger, orgoglio d'oltreoceano e nutrimento universale è il risultato d'una commistione di scarti a basso valore nutritivo. Presto, osservata dallo spazio, la Terra finirà per assomigliare ad un enorme e nauseabondo Big Mac, costituito dagli avanzi di quello che un tempo era l'essere umano, rappresi ed eternati in un unico, monolitico sapore. Ed è facile credere che nessun buco nero o dio geofago saranno così incoscienti da inghiottirlo.

           ***

Quella che dovrebbe configurarsi come la suprema celebrazione del laconismo diventa sfoggio delle più ingiustificate rivendicazioni. I cimiteri, a questo proposito, abbondano di roboanti richiami all'eternità ed offrono le più disparate giaculatorie commemorative. Nel perenne olocausto del divenire, queste pretese suonano come quanto di più grottesco sia dato di osservare. A nulla valgono gli insegnamenti dell'Ecclesiaste o, più modestamente, d'un grande poeta come Villon. Tutto un coro di fantasmi che inneggiano al ricordo, più per volontà dei viventi che per reale desiderio espresso dai trapassati quando ancora erano in vita. Se potessero parlare, infatti, questi ultimi esclamerebbero: " Dimenticatemi. Ora ho finalmente abbandonato la gabbia del corpo ", " Qui giace il frutto di trascurabili circostanze, ovverosia nessuno ". L'oblio, l'assenza come condizione necessaria del ritorno all'essere. Sono eterno perché, finalmente, non sono.



20/03/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXIV




Tradizione e rivoluzione, impostura necessaria.
Preferibile all'angoscia autentica dell'abitare una parodia di eternità.

          ***

La sua modestia gloriosa, il suo delirio di limitatezza. Desiderava
diventare uno dei più grandi sconosciuti di sempre. Era un asceta superbo.

           ***

Con la distruzione dell'ecosistema la devastazione operata dalla tecnica si ammanta di un significato ulteriore. L'albero e la pianta, immagini di per sé fragili ma cangianti, evocavano un'eternità mobile, fluida nel suo dispiegarsi sullo scenario del mondo. La sostituzione di queste immagini con idoli di cemento, plastica e acciaio, genera un nuovo modello di rappresentazione dell'eterno, saldo, inscalfibile, nella sua granitica fissità di morte.

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Non so cosa mi stia succedendo.
Non riconosco più la mia salma.


06/03/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXIII




Disneyland è il luogo più reale dell'America.

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Ogni idea converge, prima o dopo, in dolore. La storia è costellata di idee che, richiamandosi a principi di rivoluzione o conservazione, finiscono per risultare deleterie. Utopie, religioni, ragione normativa. Tre strade che conducono ad un unico sbocco: il fallimento e la sofferenza di buona parte degli uomini. Non esistono, in merito, idee neutre. L'idea si ribella alla staticità, fa il paio con la vita, è pura energia corrosiva immessa nel circuito dell'essere. Quand'anche venisse abolita resterebbe comunque il desiderio; in fondo che cos'è l'idea se non un desiderio pavesato a festa? A pochi è concesso il sorriso ineffabile del sannyasin e se smettessimo le nostre piccole utopie quotidiane avremmo di fronte il fantasma che siamo. A questo proposito la quasi totalità degli atei è solo votata a forme socialmente utili di superstizione ed è ragionevole che voglia conservarle se non vuole attingere ad una disperazione che si colloca ben oltre il disconoscimento del divino.

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Dove non c'è guerra - se ha ancora nome guerra ciò che mette capo ad un pulsante - la tecnica instaura la pace batteriologica. Perché uccidere quando si può disporre di cavie inesauribili.

       
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In questa foresta pietrificata l'unico grido a levarsi è quello di qualche Gorgone disoccupata.

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Non c'è nulla di più tedioso della democrazia. Riduce i gesti a un cabaret della misura, ad una mutilazione della vitalità espressiva. E' quanto più lontano dall'aristocrazia prevaricante del segno eroico o dal barocchismo robusto ed ingenuo del villano. Esercizio di una tolleranza inumana, che non appartiene a nessuno, la democrazia comprime la vita, la miniaturizza in pillole di liberalismo comportamentale mal sopportato da chi se ne rende portatore. Certo, può solleticare gli appetiti infantili dei virtuosi dell'equilibrismo e dell'accomodamento, di qualche Machiavelli dell'orrore più rassicurante. Tuttavia, nel profondo, sappiamo bene che un solo lampo sanguinario e anti-democratico potrebbe illuminare la nebbia discreta delle nostre esistenze di bestie concilianti. Aggredite il primo venuto, apostrofate violentemente il vostro vicino di autobus, assalite una di quelle tristi nebulose metropolitane che hanno nome di convention democratiche. Siate reazionari, ne gioverete in salute e divertimento.

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Oggi ho fatto quattro passi in centro e per un istante mi è sembrato di intravedere un uomo.



19/02/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXII






L'angelo dureriano, immerso nello melancholia, preannuncia il momento contemplativo che segue all'apex malinconico. Saturno è infatti reggitore degli spiriti contemplativi, come già in Dante. La malinconia è pericolosa, tuttavia dolce perché rivela il volto invisibile del nemico di sempre con cui conviviamo, spesso senza accorgercene. La malinconia è tempo smascherato.

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Il serpente edenico muta pelle in Ouroboros.
La Caduta è schianto infinito.

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Il ritorno alla dimensione divina è figlio della consunzione in cui ci ha gettati quella profana. Credere per spossatezza. Siamo larve celesti.

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I manifesti delle persone scomparse, quel senso di profondo disagio nell'osservarli, indubbiamente superiore alla vista d'un annuncio mortuario incastonato in una qualsivoglia muro o bacheca. Il regime ineluttabile, la "realizzazione" ultima conferiti da un decesso ci confortano con la loro irrevocabilità. "E' morto, ha esaurito quella stupefacente ed incomprensibile azione che chiamiamo vita". Non è così a riguardo d'una scomparsa. Quel volto che fa capolino dal rettangolo di carta, isolato, messo a nudo, vivisezionato nella sua precarietà, ci indica un'incertezza capitale in merito al destino della persona che lo incarna.
Gli scomparsi, quelli che non verranno mai ritrovati, godono di una patente d'immortalità, rivestita dall'alone tragico degli affetti interrotti. Viene in mente Dio, scomparso da sempre. O chissà, un volantino universale ancora a venire, privo di segni che riconducano a un'identità definita. Un semplice contorno, bianco l'interno.

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L'informazione è sempre in tempo irreale.


06/02/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXXI




L'odierno Lucifero.
Invidioso del fallimento di Dio.

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A Ciudad Juarez si consuma, da più di vent'anni, l'incessante olocausto di giovani donne che lavorano nelle maquiladoras, avamposti delle multinazionali straniere in terra messicana. L'oblazione di queste vittime si erge a tragico simbolo ctonio di un pianeta inchiodato all'altare sacrificale della produzione industriale, con tutte le commistioni che essa comporta; l'alimento perpetuo, destinato all'edonismo globale dell'homo oeconomicus, è infatti fornito dalla diarchia funebre preposta all'esercizio di questa potenza produttiva: il Messico dei narcos e l'America dell'idolatria tecnologica. Le vittime scompaiono, inghiottite nel Nulla del nostro deserto ricreativo.

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Tutti gli antropologi concordano nel definire l'uomo come " un essere che aspira a superarsi ". Millenni d'esperienza non sono stati sufficienti a interrompere il suo vaniloquio. Persino ora, proteso verso una regressione illimitata, mantiene inalterata la propria boria. Un saggio immobilismo, un'inerzia illuminata potrebbero, se non proprio salvarlo, quantomeno circonfonderlo di un'aura dignitosa. Ed invece preferisce avanzare, non importa in quale direzione. Ha urgenza di decomporsi diversamente.

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Transit umbra sed lux permanet (passa l'ombra ma la luce rimane). Viviamo sepolti dalla luce artificiale, in un perpetuo inquinamento del numinoso. E' ancora luce quella che ritroviamo lungo i viali e negli anfratti sfolgoranti delle nostre tebaidi metropolitane? O è forse maquillage di tenebra, travestimento d'ombra per chi ha abolito ogni comprensione dell'oscurità?

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Figli del nostro tempo, dell'epoca e della menzogna storica, cronolatri incorreggibili, obliteriamo l'istante in un'aritmetica della pura dissoluzione. I sufi sono detti " figli dell'istante ", ibn al-waqt. Per il buddhismo il risveglio si compie in un unico istante così come nella tradizione indiana la visione di Dio, detta sākṣātkāra, contempla una percezione immediata. La Creazione, afferma Meister Eckhart è opera istantanea, avviene in un Ora presente che racchiude ciò che è, era e sarà fra mille anni. Abolire il regime della successione temporale non è che partecipare al balenio divino, aderire al suo palpito immenso, battito immutabile che schianta e genera i mondi.

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L'incantesimo di certa musica " superficiale ", messo in scena da registi come Lynch e Kubrick. Dove sta il trucco?
Nella dialettica tra violenza e dolcezza, tra mostruosità e candore evocata dalla simbiosi d'immagine e suono. Ma soprattutto in un'assurda ed inaudita fragilità che, a dispetto di creazioni musicali più elevate, ha la coerenza d'assomigliare alla vita.

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Vivere in prossimità del Creatore, suo estimatore discreto, collezionandone i trionfi e le disfatte, non senza una buona dose di curioso dilettantismo. Tuttavia non si visita Dio. Mi chiedo quanto potrà durare.

     


27/01/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXX






Il ricordo dell'Eden non è svanito. La felicità organica che trasuda da alcuni ritardati mentali ne è la prova.
Il Paradiso? Un Centro Diurno perenne.

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La morte di Hiroo Onoda, " l'ultimo giapponese ", sancisce il progressivo spegnimento del mitologema eroico. Non c'è da meravigliarsi che un Occidente piagato dal disincanto abbia guardato, e guardi ora ad Onoda nel momento del trapasso, come al residuo terminale di un fanatismo e di una devozione arcaici, finanche con ironica superbia. La sua fedeltà, all'opposto, partecipa di un'adesione alla norma, nello specifico quella del culto solare imperiale, che è testimonianza di una libertà superiore, incomprensibile per chi sopravvive tra le rovine di una Legge capovolta. Una vita che s'invera mediante il sacrificio, richiamandosi a un criterio assoluto, riluce nel buio cimitero della Storia.

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Tra i piaceri della conversazione il più intenso è indubbiamente l'arrivederci.
Il solo pensiero che possa essere l'ultimo riempie l'animo di un sollievo commosso.

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Al bodhisattva Avalokitesvara la realizzazione di un completo stato di Buddha sarà preclusa sino a quando l'ultimo filo d'erba sarà redento. Vista una probabile assenza di quest'ultimo, ripiegherà su un pannello di eternit.

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In un recente articolo, si evidenzia come il bus nel quale Chris McCandless trascorse i suoi ultimi giorni in Alaska sia divenuto meta di pellegrinaggio. McCandless morì nel vano, patetico e commovente tentativo di replicare l'archetipo dell'eroe americano in lotta con lo spazio sconfinato. Fuori tempo massimo, come già lo era la beat generation, lontana dal vitalismo onnivoro di un Jack London, pioniere samsarico per necessità ineluttabile. Il culto devozionale per McCandless ha un sapore tragicamente ironico. In un mondo despazializzato, la cui vastità annichilita è scenografia dell'umana miseria da almeno un secolo, ciò che viene venerato è ormai il simulacro dell'eroe primitivo, il suo ed il nostro fallimento.



16/01/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXIX



Apriti cielo.
Fammi uscire.

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I primi cristiani rigettarono troppo presto la dottrina monofisita, sobria e conforme a un gusto universalmente diffuso. Era più che sufficiente " confinare " il sacro agli elementi o ad altri nobili vettori.
Per conto mio non perdonerò mai a Dio di essersi degradato a tal punto.

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Le fauci spalancate dell'orizzonte americano sembrano fatte su misura per inghiottire i sogni e con loro il residuo crudele che vi rimane appiccicato. L'unica America tollerabile e reale, artisticamente, è quella degli spazi che deglutiscono tutto, quella di Lynch e Bolaño, quella che un tempo fu di Melville, anche se proiettata in un siderale oceano metafisico. E adesso che il creato si è fatto quasi interamente America possiamo dirlo; un altro po' di Male è entrato in questo mondo.


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Restituiteci il futuro.
Ridateci i nostri incubi.


06/01/14

Aforismi e pensieri inceneriti LXVIII




Il suono dell'organo satura lo spazio che separa l'ascoltatore dallo strumento, avvolgendolo in un bozzolo soprannaturale. L'udito partecipa della musica mentre alla vista è occultata la figura dell'organista, sorta di medium, di officiante etereo, arroccato sul dispositivo celeste, intento a decifrare gli oracoli sbuffanti delle colonne d'aria che attraversano le canne. Questa cecità momentanea amplifica l'adesione dell'ascoltatore, dell'orecchio ed anche del corpo, stimolati dall'organo. Verrebbe quasi da dire che esso ci suona.

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Avevo tutte le carte in regola per fallire.
E ce l'ho fatta!

         
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Deve essersi verificato uno scambio di persona.
Qualcuno è nato al posto mio.

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In Es 3,14 la tradizione ebraica traduce le parole divine, rivolte a Mosè dal roveto ardente, come " Io sono colui che sarà ", in luogo del più diffuso " Io sono colui che è ". Su uno slittamento come questo si fonda la tragedia ebraica. Un Dio diveniente, differito, lontano dall'immutabilità classica, a immagine e somiglianza di un popolo di nevrastenici. Un Dio irrequieto sul quale modellare le proprie angosce e la propria ansia di innovarsi, di erigere sempre nuovi sistemi, per poi abbatterli. Un insoddisfatto immerso in un'eterna, quella sì immutabile, adolescenza.